L’inclusione? E’ anche pulire insieme un parco pubblico

L’inclusione? E’ anche pulire insieme un parco pubblico

Suona il telefono, è la mia carissima amica Paola. Dopo i soliti convenevoli, come in ogni telefonata durante il lockdown mi esprime tutta la sua angoscia per non saper come far trascorrere la giornata a Sara, la figlia trentenne con una disabilità importante. Le uniche due cose che interessano alla ragazza sono andare al ristorante e fare la spesa nei vari supermercati della zona. Attività attualmente proibite dalle normative anti Covid.

Il grande problema di Paola è molto comune ai genitori di figli con disabilita intellettiva e/o psichica, ragazzi che hanno un bisogno particolare di uscire, fare movimento per scaricare le grandi tensioni e i loro stati emotivi alterati. La stessa necessità, seppur in forma più lieve e controllata, l’abbiamo tutti. Ognuno di noi, proprio in questa situazione in cui c’è poca libertà di muoverci, costretti, per lo più, a stare in casa facendo il lavoro a distanza, avverte l’esigenza di uscire, di camminare, di fare movimento.
Questa situazione, paradossalmente, ha reso più simile la vita delle persone cosiddette normodotate a quella delle persone disabili: tutte per la prima volta si trovano a fare i conti con le medesime limitazioni. Ecco che in questa pandemia molte organizzazioni si stanno organizzando per incoraggiare e incentivare le attività all’aperto, favorendo l’esercizio fisico, la socializzazione e la salvaguardia dei beni comuni, come la pulizia dei parchi o boschi. Esempio concreto, ma di simili, ce ne sono parecchie, è l’iniziativa di pulizia delle aree verdi e giardini urbani di Bandiera Lilla, organizzazione di Savona impegnata a favorire l’inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità di cui abbiamo parlato nell’articolo://invisibili.corriere.it/2018/10/06/fontanellato-guida-litalia-che-si-tinge-di-lilla/. “Tra i volontari abbiamo alcune persone con disabilità – afferma il presidente Roberto Bazzano.- La pulizia dei parchi è una nuova opportunità di fare inclusione, perché avviene in gruppi che si formano liberamente, senza alcun vincolo. Un vero beneficio per le persone con disabilità, che come ogni altro componente dei gruppi, rispettando le norme di distanziamento, all’aperto possono trarne giovamento dal punto di vista psicofisico ”.
Di primo acchito sorge spontanea la domanda: ma come fanno le persone in carrozzina a pulire i boschi? Ci sono lavori che possono tranquillamente svolgere, come mantenere aperto un sacco dell’immondizia dove il compagno di squadra butta i contenitori di plastica raccolti. Al di là dell’impegno ecologico, conta il gioco di squadra. Dove le differenze di stemperano in un obiettivo comune. Così è davvero inclusione.

Da InVisibili Blog di Anna Maria Gioria 10/12/2020

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