Le rampe colorate della Lego che abbattono barriere fisiche (e culturali)

Le rampe colorate della Lego che abbattono barriere fisiche (e culturali)

Quasi non potevano crederci quando si sono visti rispondere e recapitare direttamente sulla chat di facebook le istruzioni di montaggio e la scheda tecnica direttamente da lei, da Rita Ebel. Perché quella che sembrava solo una bella suggestione da inseguire, nel giro di poco tempo è diventata realtà.

E soprattutto, ha contribuito a riaccendere l’entusiasmo di un gruppo di persone con disabilità che attraverso lavoro, impegno e creatività si stanno impegnando per abbattere loro stessi le barriere architettoniche e culturali presenti nella comunità. E lo stanno facendo attraverso il gioco, i colori, il design, la sostenibilità ambientale. La costruzione di rampe con i Lego riciclati è così diventata realtà nella città di Padova, che nei giorni scorsi ha salutato con successo l’installazione del primo scivolo multicolori davanti ad un negozio di ottica nel quartiere Guizza. Merito della cooperativa sociale “L’Iride”, che a Selvazzano dagli anni ‘90 si prende cura di persone con disabilità, che spinta dalla passione per i mattoncini colorati del giovane tirocinante Enrico Balestra, ha contattato Rita Ebel per lasciarsi ispirare dal progetto.

La donna, oggi 62enne e residente in Germania, da 25 anni a causa di un incidente si muove su una sedia a rotelle. La sua difficile condizione di mobilità l’ha fatta misurare con l’inaccessibilità della sua città, soprattutto per entrare in negozi e locali, ed ha iniziato a realizzare pedane colorate attraverso l’assemblaggio dei mattoncini Lego. Per questo, nell’ambito della Bottega dell’Arte che coinvolge le persone con disabilità in attività finalizzate a stimolare abilità manuali e cognitive, ha riscosso grande successo il progetto delle rampe con i Lego.
«Servono circa cento mattoncini per realizzare una rampa, quindi abbiamo posizionato in vari punti della città dei raccoglitori in cui chiunque ha potuto donare dei mattoncini Lego che non usava più o che avrebbe gettato nell’immondizia, contribuendo a questo modo colorato di fare design urbano, rendendo le nostre città più belle ed inclusive – spiegano Erika Bragato e Sebastiano Rizzardi, che seguono gli sviluppi dell’iniziativa – . Si sono messe in moto relazioni sociali importanti ed abbiamo raggiunto il numero di mattoncini che servivano per realizzare la prima rampa. La risposta della cittadinanza è stata entusiasmante».

Ogni giorno la cooperativa “L’Iride” si prende cura dello sviluppo dell’identità di ottanta persone con disabilità grave, ma l’esperienza ha insegnato che
«si tratta di una complessità a volte difficile da raccontare. I Lego – proseguono Bragato e Rizzardi – sono un modo alternativo di veicolare i nostri messaggi: l’abbattimento delle barriere, perché è il contesto che rende la persona più o meno disabile; i ragazzi che vedono il frutto del loro lavoro e sono felici della capacità di impattare positivamente nella società. E poi il tema del riciclo: andiamo a riusare giochi che altrimenti andrebbero a finire in discarica e anche questo è positivo, è green. Dietro ogni progetto c’è fatica e costanza».
Ed anche sicurezza. Le istruzioni e la scheda tecnica da Rita Ebel hanno indirizzato il montaggio coordinato dal giovane Enrico insieme alle persone con disabilità che frequentano il laboratorio.
«I circa cento mattoncini che servono per ogni rampa vengono incollati fra loro durante l’assemblaggio – evidenziano Bragato e Rizzardi – e mostrano una solidità importante, robusta, che ha agilmente superato anche il primo test di prova fatto con una pesante carrozzina elettrica».
La sfida adesso è quella di installare altre rampe colorate in città o che l’esempio possa essere poi replicato in altri territori, coniugando l’amore per il gioco della Lego con il tema dell’inclusione sociale e culturale. Punti di raccolta, intanto, sono stati posizionati davanti agli impianti sportivi di Selvazzano ed in diversi negozi fra Padova e Teolo.
«E’ un po’ una metafora: – concludono Bragato e Rizzardi – gli scarti di produzione, in questo caso i mattoncini che non servono più per giocare, diventano utili alla comunità. Così come è bello vedere che persone con disabilità realizzano un progetto per abbattere le barriere che limitano la mobilità ad altre persone con disabilità».

Da InVisibili Blog del 23/11/2020 di Emiliano Moccia @emimoccia

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