La Cappella Revedin non è per tutti

La Cappella Revedin non è per tutti

L’edificio è stato ristrutturato con i fondi post-sisma del 2012 senza però tenere conto dell’accessibilità per i disabili. Bertoncello: “Scelta contraria al Regolamento dei Piani Annuali 2013-2014 di Opere Pubbliche”

“Che il Signore sia sempre con noi”. Davanti al piazzale della ristrutturata Cappella Revedin di via Bologna, Luca Marchetti, un ferrarese che per via della sua disabilità vive e percorre la città sulla sua sedia a ruote, non ha altre parole per provare a descrivere l’ennesimo capitolo di una guerra, quella contro le barriere architettoniche, che i portatori di handicap sono costretti a combattere ogni giorno.

Erba alta, sentiero di accesso ghiaiato e una fila di quattro scalini infatti, come nel peggiore degli incubi, sono lì ad attenderlo e a impedirgli l’entrata alla struttura che, dopo i lavori di restauro avviati durante l’amministrazione Tagliani e ultimati dalla giunta Fabbri, a partire dall’inizio del 2021, è stata data in carico alla parrocchia della Sacra Famiglia, organizzatrice al proprio interno di una mostra esplicativa sulla Sacra Sindone, visitabile dai primi giorni di maggio. 

Ed è stato proprio l’interesse per l’esposizione della copia della reliquia a spingere Marchetti fin davanti all’ingresso della cappella per poi scontrarsi e fare irrimediabilmente i conti con la dura realtà, arrendendosi di fronte a una situazione insostenibile per chi è costretto a effettuare i propri spostamenti con una sedia a ruote, complice la totale impossibilità di accedere all’edificio e di usufruire di un’offerta culturale discriminatoria rispetto alle persone cosiddette “normali”.

Un contesto di disagio che ha visto anche l’intervento di Fausto Bertoncelli, ex responsabile dell’Ufficio Benessere Ambientale del Comune di Ferrara, avvisato tempestivamente dallo stesso Marchetti: “Mi meraviglio davvero che Andrea Maggi, a quel tempo assessore ai Lavori Pubblici, e Angela Travagli, assessore al Patrimonio, abbiano in più occasioni, in mia presenza e in quella di rappresentanti delle associazioni di disabili, manifestato in maniera aperta di essere sensibili e vicini ai fragili, fornendo il classico esempio per cui il detto ‘si predica bene ma si razzola male’ calza a pennello”.

Ma facciamo un passo indietro. “La cappella Revedin – ha evidenziato, riavvolgendo il nastro a qualche anno fa – è stata restaurata con i fondi regionali per il sisma del 2012, ma nonostante ciò non è stata resa accessibile a tutti, contrariamente a quanto prevede il Regolamento dei Piani Annuali 2013-2014 di Opere Pubbliche, Beni Culturali ed Edilizia Scolastica del Presidente Commissario delegato all’emergenza terremoto in Emilia Romagna, che specifica come siano ammesse a contributo, in caso di interventi per il ripristino con miglioramento sismico, tutte quelle opere previste dalle normative vigenti in materia di sicurezza e di eliminazione delle barriere architettoniche”.

In altre parole, qualora fosse stato necessario, oltre che a ristrutturare gli edifici, i fondi post-terremoto si sarebbero dovuti usare anche per garantire l’inclusività e l’accessibilità a tutti in autonomia, nessuno escluso. Cosa che sarebbe dovuta essere basilare ma che non è successa in via Bologna, a tal punto che, nel dicembre dello scorso anno, lo stesso Bertoncelli si è visto costretto ad inoltrare una segnalazione a Carlos Dana, Garante delle Persone con disabilità, per sapere quali decisioni erano state prese circa la questione.

Il responso però non è stato soddisfacente: “Dopo tre mesi mi hanno risposto che la Cappella Revedin era un’ex cappella funeraria che oggi ha perso il proprio ruolo ed è divenuta memoria di se stessa, tant’è che non riveste alcuna destinazione d’uso e che, vista la particolarità del bene, il Comune ha solo eseguito un intervento di miglioramento sismico strutturale con connesse altre opere di restauro dal punto di vista conservativo”.

Oggi però che la destinazione d’uso c’è, data l’esposizione sulla Sacra Sindone, la vicenda secondo lo stesso Bertoncello ha assunto contorni surreali, dal momento che “ci sono tre punti che devono essere chiariti, in quanto le norme impongono che se il luogo è aperto al pubblico deve essere accessibile a tutti, se si spendono soldi pubblici gli stessi devono essere spesi per opere e servizi che siano a portata di tutti e se l’opera realizzata è discriminatoria, diviene censurabile anche giurisdizionalmente nei confronti delle persone con disabilità, secondo la Legge 67 del 2006 per comportamenti discriminatori”.

“Allo stato attuale – ha concluso – pare che questa apertura rientri in tutti e tre i casi. Ritengo deludente che un Garante si limiti a fare il solo passacarte, inoltrando risposte probabilmente e ignorantemente confezionate dai dirigenti o dagli amministratori. A questo punto mi chiedo quali siano i suoi compiti e quali quelli del nuovo Ufficio Accessibilità del nostro Comune, aperto dopo la chiusura voluta da questo sindaco dell’Ufficio Benessere Ambientale, che aveva un ruolo preventivo fondamentale. Sarebbe molto interessante sapere cosa ne pensano le associazioni che rappresentano le persone con disabilità”.

di Davide Soattin da Estensa del 7/5/2021

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