I Diversamente Marinai e il loro mare senza barriere

I Diversamente Marinai e il loro mare senza barriere

L’associazione è nata nel 2011 dalla passione di velisti disabili e normodotati Dalle lezioni in barca alla campagna contro i rifiuti nelle spiagge dell’Elba.

PORTOFERRAIO. Vogliono un mare libero. I confini, a loro, stanno stretti e con tali principi gestiscono una scuola di vela su cabinato, unica in Italia. Loro sono l’associazione Diversamente Marinai e si definiscono solidali e antirazzisti, gente di mare che ama navigare con tutti, senza distinzione di sesso, lingua, religione e condizioni sociali.

Il team nasce all’Elba nel 2011 dalla passione di velisti disabili e normodotati che vogliono raccontare una storia diversa: non tutto è possibile, ma molto dell’impossibile lo è.

«La nostra biografia è piena di romanzi – dice il presidente Marco Marmeggi – con esperienze solidali, sfide, successi, fallimenti, tentativi andati bene e altri andati e basta. Un gruppo di marinai cresciuto come il vento di un temporale. Siamo l’unica realtà ad avere un numero alto di istruttori con disabilità che fanno attività educativa e sportiva. La nostra è una famiglia democratica e orizzontale, il gruppo dirigente è formato da una componente maggioritaria diversamente abile perché il concetto che vogliamo far passare è che l’integrazione delle differenze parte dalla gestione delle cose, dalla condivisione del potere di decidere e dal fare i progetti, con un confronto e l’attivismo delle idee».

Luca Agujari, tesoriere, affetto dalla mucopolisaccaridosi coordina molte iniziative e afferma: «Oggi Diversamente Marinai ha il più grande progetto di volontariato e citizen science in barca a vela del Mediterraneo, realizzando nell’Arcipelago Toscano la campagna Vele Spiegate 2020 insieme a Legambiente (Il Tirreno è media partner), un’iniziativa nazionale per la tutela e la salvaguardia del mare dall’inquinamento da plastiche». Diversamente Marinai ha portato più di mille volontari a monitorare le coste dell’isola d’Elba, e le altre isole dell’Arcipelago. Generazioni che hanno conosciuto l’importanza della natura, del vivere a contatto col mare e di rispettarlo». Ma il gruppo è anche vela d’altura, crea equipaggi misti che hanno partecipato a regate nel Mediterraneo. Alessio Bernabò, ideatore e coordinatore di Crossing Routes, rotte incrociate come i destini delle persone degli equipaggi, parla di un progetto sportivo “che porta sui campi di regate d’altura un different sailing team pazzesco, in grado di far planare un barca da corsa a centinaia di miglia dalla costa”. «Sono convinto – afferma l’unico comandante italiano di un Class 40 con disabilità – che la barca a vela e l’agonismo off-shore possono portare l’integrazione e la disabilità al centro del dibattito, dimostrando, attraverso veri e propri “capitani coraggiosi” che le sfide più difficili, grazie alla collaborazione, alla tecnica e al duro lavoro possono essere affrontate e superate da tutti».

Nel 2020 Alessio ha deciso anche di navigare in equipaggio ridotto, col traguardo incredibile della Transat Jacques Vabre 2021, una regata in doppio che attraversa l’Atlantico. Se riuscirà sarà il primo velista oceanico italiano con disabilità a compiere la notevole impresa. «Dimostra – afferma Bernabò – che è possibile e, se non ci riesci, va accettato con la serenità avendoci provato a testa alta. La tua differenza, qualunque essa sia, e ciò che ti rende speciale, unico e può essere la tua forza».

di Stefano Bramanti da Il Tirreno del 26.02.2020

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