Essere disabili nell’estate del Coronavirus!

Essere disabili nell’estate del Coronavirus!

Meno soldi in tasca, spostamenti ridotti e cauti, altre priorità per gli alberghi e le strutture vacanziere: ecco come gran parte delle persone con disabilità stanno vivendo l’estate della ripartenza post lockdown! È risaputo come quella estiva sia una stagione particolarmente complicata per la disabilità, infatti, le lacune sul turismo accessibile sono di per sè non indifferenti: il dover programmare ogni singolo passo, le richieste estenuanti, gli imprevisti, le “brutte sorprese” in loco…

Un’accoglienza incompleta, una struttura inadatta non fanno la differenza “tra una vacanza buona e una mediocre”, ma tra il potersi muovere, dormire, lavare, spostare, oppure no. Aggiungerci la “complicazione” del Covid con le sue procedure, i vari dispositivi, il distanziamento sociale – per quanto necessari – creano ad alcune persone con disabilità delle difficoltà al quadrato.

Insomma… lo “spirito sociale” nei confronti delle persone con disabilità è cambiato, come anche il concetto di responsabilità. Come possono care-givers, operatori, volontari andare in vacanza con una persona disabile rispettando le distanze? Se prima del Coronavirus questo era un argomento complesso, ora trovare un appoggio nel volontariato, a causa del distanziamento sociale, è come imbattersi in un ulteriore muro culturale. Da quarant’anni sono abituato ad andare in vacanza nel bellunese con duecento persone, disabili e non, dormendo con altre cinque o sei persone nella stessa camera. Ora tutto ciò ovviamente non è possibile.

Ci sono anche altri fattori che smorzano l’entusiasmo di tutti, ossia le maggiori fragilità economiche: spesso le persone con disabilità son dovute ricorrere ad un’assistenza maggiorata per le proprie tasche, a visite private laddove la sanità pubblica era sospesa per forza di cose. Così, oggi, più che stare sotto l’ombrellone, in montagna o al campeggio, bisognerebbe riprendere in mano tutto il follow up sanitario in questi mesi congelato, che ormai non si può più ignorare!

Dunque, l’offerta turistica accessibile, già scarsa, che si è ulteriormente ridotta da sospensioni o chiusure, le tariffe aumentate a causa dei nuovi adempimenti, le normative anti-contagio che all’atto pratico risultano essere penalizzanti o escludenti e il nuovo pretesto/tormentone all’inaccessibilità “Sa, quest’anno abbiamo altre emergenze…”, hanno fatto scendere ancora più in basso la priorità del turismo per tutti.

Ma bisogna pur vivere, soprattutto pensando al tempo rubato dal Covid, che è un tempo che non tornerà mai più indietro. E allora anche per questa estate ognuno ha potuto fare quel che ha potuto, nonostante le difficoltà.

Mi piacerebbe che si pensasse per le future stagioni – a maggior ragione di quanto abbiamo vissuto e stiamo tutt’ora vivendo a causa del Covid – con un’ottica inclusiva, da parte di tutti quanti, sia gli addetti al turismo (che si rendessero conto degli ostacoli che abbiamo, non un solo anno, ma tutta la vita) ma anche gli altri, i turisti senza disabilità!

E voi, come avete passato questa estate di “ripartenze”?
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

Da SuperAbile INAIL 25 agosto 2020 di Claudio Imprudente     

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