E’ proprio il caso di dire: Dillinger è morto

E’ proprio il caso di dire: Dillinger è morto

La morte di Michel Piccoli è una notizia straziante non solo per il cinema francese ma anche per quello italiano che spesso, spessissimo lo ha visto partecipare in film sublimi. Piccoli ha infatti lavorato sia con Bellocchio sia con Moretti.

Se ne è andato Michel Piccoli, un attore immenso. È scomparso all’età di 94 anni, dopo avere ammaliato e provocato con tantissimi dei suoi personaggi. La notizia della sua scomparsa giunge dopo alcuni giorni, ben sei. “Michel Piccoli si è spento il 12 maggio tra le braccia della moglie Ludivine e dei suoi giovani figli Inord e Missia, in seguito ad un incidente cerebrale”, come si legge dalla nota stampa francese diffusa da Gilles Jacob, grande uomo di critica cinematografica ed ex Presidente del Festival di Cannes, che si è rimesso completamente al volere della famiglia di Piccoli. I due erano profondamente amici, legati dalla vita e dalla passione per il cinema. Del 2015 è un volume scritto a quattro mani, da Jacob e Piccoli, sulla vita di quest’ultimo. Un racconto travolgente e pieno di sfumature in cui il “vincitore” non è il protagonista ma il personaggio secondario, quello che sta in penombra e in realtà ruba la scena. Un po’ come era Piccolli e come sceglieva i suoi ruoli.

IL CINEMA DI PICCOLI

Nato a Parigi nel 1925, Piccoli debutta al cinema con un piccolo ruolo in Silenziosa follia di Christian-Jacque all’età di vent’anni. Quasi nove anni dopo viene diretto da un maestro, da un grande autore del cinema, Jean Renoir in French Cancan. Poco dopo inizia la sua collaborazione con Luis Buñuel. Diretto da lui recita tra gli altri in La selva dei dannati, Bella di giornoe Il fascino discreto della borghesia. Il cinema di Buñuel così grottesco e surreale permette a Piccoli di mostrare tutto il suo immenso talento che presto lo porta alla fama internazionale. “Il testo mi aveva sedotto, e anche lui, con quel suo sguardo singolare. Ero stregato. Addirittura innamorato… A quell’epoca ero un attore che interpretava personaggi di seduttori molto “puliti” e l’idea di cimentarmi con qualcosa di diverso mi ha tentato”. Raccontava così Piccoli del suo primo incontro con il nostro Marco Ferreri, regista troppo poco ricordato, che lo dirige in Dillinger è morto e successivamente in La grande abbuffata in cui, insieme a Mastroianni, Noiret e Tognazzi. forma uno dei quartetti più importanti del cinema degli anni Settanta. Il ruolo più bello e conosciuto di Piccoli è quello interpretato in Il disprezzo di Jean-Luc Godard, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, in cui veste i panni di uno sceneggiatore che sta preparando un film sull’Odissea. Tra gli altri autori francesi più significativi con cui collabora non si possono dimenticare Claude Sautet, Claude Chabrol o Alain Resnais. Michel Piccoli con il cinema italiano ha avuto un notevole successo. Con Salto nel vuoto di Marco Bellocchio vince a Cannes il premio come miglior attore e meno di un decennio fa prende parte a uno dei film più belli degli anni 2000, Habemus Papam di Nanni Moretti. Michel Piccoli ha avuto una carriera straordinaria, dedicata totalmente all’arte, come mostra la sua collaborazione anche con una donna incredibile, Agnès Varda. La stessa che lo vuole nel suo film dedicato al centenario della storia del cinema, Cento e una notte del 1995.

MICHEL PICCOLI: IL TEATRO

Michel Piccoli è stato un artista eclettico, nel senso letterale della parola. Ammirato non solo al cinema ma anche a teatro. In un’intervista del 2005 dichiara quanto segue: “quello dell’attore è un lavoro molto profondo perché devi stabilire una sorta di intimità segreta sia con l’autore che con il regista, come nel caso di Ta main dans la mienne, in cui mi confronto con due grandi come Anton Cechov e Peter Brook. Il mestiere dell’attore comporta un continuo e stretto confronto con i propri partners, con il regista e con il pubblico”. E continua, “il teatro è come una bottega, e noi attori siamo come quei negozianti che cercano, nel migliore dei modi, di vendere la loro merce. C’è un’unica differenza, però: a teatro la seduzione è molto più pericolosa. Se l’attore diventa troppo seduttore può perdere la propria anima”. Poche parole che spiegano perfettamente cosa è stato per lui il mestiere dell’attore, cosa ha rappresentato calcare diversi palcoscenici, cosa ha significato lavorare con i maggiori registi europei. E a chi gli chiedeva perché non avesse tentato un percorso hollywoodiano era solito rispondere: “perché in America non hanno bisogno degli attori europei. Tra gli anni Trenta e i Quaranta del secolo scorso hanno avuto una generazione di attori sublimi. Ora hanno solo marionette. Sublimi anch’esse, certo, ma sempre marionette. E poi il pubblico americano, non amando affatto gli attori che non pronunciano bene la loro lingua, non vogliono altro che film americani. Hollywood è una gigantesca macchina produttiva e di potere, ma è molto autoreferenziale. In Francia invece si possono vedere film provenienti da tutto il mondo. Questo di certo non aiuta il commercio del cinema francese, ma fa molto bene all’intelletto”.

Margherita Bordino

da Arttribune

admin

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