Confcommercio e accessibilità, tra il dire e il fare… e il mare?

Confcommercio e accessibilità, tra il dire e il fare… e il mare?

Il coronavirus passerà. Disabili e barriere architettoniche rimarranno. Quante promesse sono passate sotto i ponti senza che nulla cambiasse?


MILANO. È stata illuminante l’intervista concessa da Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio a Milano, riguardo barriere e accessibilità.
Su questo tema il segretario generale di Confcommercio non sembra condividere l’ottimismo manifestato dall’onorevole Lisa Noja, delegata del sindaco Sala all’accessibilità, da noi recentemente intervistata.
Le parole di Marco Barbieri sono state estremamente chiare. Non hanno lasciato spazi a dubbi.
A novembre del 2016 mi risultavano accessibili circa 2000 esercizi commerciali su 18.000. Più o meno siamo sull’ordine del 10%. Io non ho i dati aggiornati perché i processi autorizzatori rispetto al mettere la pedana mobile o fissa, fuori da un esercizio commerciale, sono autorizzazioni che vengono rilasciate dall’amministrazione comunale. In particolar modo dallo sportello occupazione suolo pubblico. Quindi io dati aggiornati ad oggi non ne ho. Bisognerebbe chiedere al Comune. Dal mio punto di vista la situazione non è cambiata tantissimo a livello numerico, ma ho anche le ragioni del perché non è cambiata.
Non è stato neanche necessario insistere per avere maggiori informazioni su quella che è una vera e propria debacle del Comune di Milano. Marco Barbieri è stato preciso e dettagliato.
Ha parlato dell’enorme lavoro effettuato da Confcommercio, prima di confronto con l’amministrazione e con le imprese, quindi di individuazione delle criticità. Confcommercio ha chiesto l’esenzione dalla tassa di occupazione del suolo pubblico, ha fatto opera di comunicazione agli iscritti, sondaggi. Ha fatto opera di promozione con il progetto Open rampette al quartiere Isola. Ha aperto convenzioni con le aziende fornitrici, per abbassare i costi delle rampe mobili.
Insomma. Sembra proprio che qualcosa sia stato fatto.
Ma… Marco Barbieri ha individuato diversi problemi.
L’ultimo incontro è stato intorno alla primavera del 2017. Eravamo prima delle elezioni politiche. E l’avvocato Noja non era ancora deputato. Noi avevamo sollecitato e fatto un ultimo incontro a Palazzo Marino con l’avvocato Noja e con gli uffici. Dove evidenziavamo perché non tutti gli esercizi commerciali avevano ancora acquistato questa rampetta. Erano degli aspetti di natura squisitamente burocratica. Sostanzialmente un esercizio commerciale deve presentare una piantina con un progetto e tanto di fotografie, deve andare in comune, farselo autorizzare dall’ufficio occupazione suolo pubblico. Poi bisogna vedere le dimensioni del marciapiede, dov’è il posizionamento dell’immobile…
Devo ammetterlo. Quando ho sentito quale fosse l’iter per arrivare a utilizzare una rampa mobile, che si mette e si toglie in pochi minuti mi è venuti da ridere. Con me ha riso anche Marco Barbieri, sottolineando sconfortato l’eccessiva e stratosferica burocratizzazione del tutto. Nel contempo ha anche riconosciuto all’avvocato Noja il merito di essersi mossa per semplificare la parte burocratica.
È un cinema. Sempre nella primavera del 2017 ho anche proposto a Palazzo Marino che fosse Confcommercio ad aprire uno sportello per dare queste autorizzazioni. Perché io ho tutto l’interesse a che un commerciante magari non associato passi da me, e si associ pure per fare questa roba. Lo faccio io. Do io la disponibilità. Erano tutti entusiasti. Però io aspetto ancora dal 2017 un incontro per concretizzare questa cosa, per sburocratizzare questo tipo di procedura.
Dopo l’aprile del 2017 ho mandato ancora una serie di comunicazioni e di messaggi, per capire la situazione. Poi l’avvocato Noja è stato eletto come deputato a marzo del 2018. Quindi capisco che probabilmente siano subentrate altre questioni.
Dagli uffici comunali però a me non è arrivata più nessun tipo di risposta.
Avevo la tentazione di confortare il povero Marco Barbieri. Sembrava affranto, messo all’angolo. Sembrava pieno di buone intenzioni, ma paralizzato dalla burocrazia. Ma le sue non sono state solo lamentele. Ha anche lanciato una proposta concreta.
Noi siamo completamente e totalmente disponibili da domani a metterci attorno un tavolo con gli uffici competenti del Comune, a fare insieme al Comune di Milano una campagna di comunicazione. Abbiamo social, abbiamo siti, abbiamo una newsletter che va a 50.000 imprese. Possiamo pubblicizzare questa cosa, fare moral suasion nei confronti degli operatori. Però devo essere messo in condizione di poterlo fare. Pongo un problema di procedure e mi metto a disposizione del Comune per cercare una soluzione di snellimento di questa procedura. E dico: mettiamoci intorno un tavolo, troviamo una soluzione.
Io purtroppo da aprile del 2017 non sono più stato in grado di mettermi attorno al tavolo con nessuno. Questo è il problema.

Il dialogo con il segretario generale di Confcommercio di Milano è stato un dialogo basato sulla concretezza. Abbiamo parlato non solo di barriere, ma anche di accessibilità al lavoro per le persone disabili. In merito Marco Barbieri ha citato il progetto Lavoro Agile.
A parte il fatto che c’è una normativa che impone per aziende con più di 15 dipendenti di avere un dipendente che ha comunque delle difficoltà. Secondariamente, per quanto riguarda le nostre aziende noi abbiamo aderito da tempo a un protocollo del Comune di Milano, un progetto che si chiama il Lavoro Agile. Impostato sulla possibilità di agevolare il lavoro femminile. Io non ho nessuna difficoltà a proporre l’estensione del progetto lavoro agile all’agevolazione del lavoro tout court.
Anche su questo punto Marco Barbieri ha fatto proposte concrete. E ha indicato un possibile percorso operativo.
Ci sono delle normative che vanno rispettate. Si tratta di proporre all’amministrazione comunale, e all’assessore alle politiche del lavoro, Cristina Tajani, di immaginare e vedere come si può ampliare il concetto di lavoro agile, enfatizzando anche l’aspetto della disabilità.
Grande disponibilità quella di Marco barbieri, che ha accettato di confrontarsi anche sul tema della mobilità. Perché se è vero che io ho bisogno di una pedana per entrare in un esercizio pubblico, io a quell’esercizio ci devo arrivare.
Anche su questo tema la risposta di Marco Barbieri è stata pronta.
Potrebbe essere riassunta nella frase: Ah. Maledetta burocrazia.
Confcommercio può dire la sua rispetto al tema delle barriere architettoniche, e al fatto che queste siano un problema. Ma io come Confcommercio non posso mettermi lì a modificare i musoni (slarghi agli incroci per garantire l’accesso agli scivoli pedonali) di un marciapiede.
Quando andiamo a toccare gli assi carrai di una strada è l’amministrazione comunale, l’assessorato alla mobilità, che prendono provvedimenti. Adesso non abbiamo più consigli di zona, abbiamo i municipi. Quindi serve anche il parere del municipio, e se il presidente del municipio non è d’accordo, contraddice la delibera del Comune, tutto rimane fermo.
Tutto rimane fermo. Ma per quanto? Chi può dirlo. Per illustrarmi le difficoltà che la Confcommercio ha nel trattare con la pubblica amministrazione Marco Barbieri ha fatto un ultimo esempio.
Ci sono esercizi commerciali che sono disagiati dai cantieri per la linea della metropolitana M4.
Per questo il Comune di Milano ha messo a bando quasi 10 milioni di euro di incentivi per gli esercizi commerciali che si trovano la cesata (cantiere) di fronte, e così perdono clientela e fatturato.
Uno di questi bandi dà la possibilità di sdoppiare la licenza e aprire un altro punto vendita, oltre a quello che hai, in una zona meno disagiata.
Ci sono ristoranti che hanno sdoppiato la licenza e hanno aperto un chiosco di vendita in aggiunta al loro punto vendita, facendo ovviamente degli investimenti.
Lei sa quanto ci vuole per aprire un chiosco a Milano? Tre anni e mezzo. Lo sa quante autorizzazioni bisogna chiedere per mettere un chiosco in piazzale Baracca? 52 autorizzazioni nel sottosuolo.
Capisce perché è un dramma far mettere fuori le pedane mobili agli esercizi commerciali?
Sì. Capisco. Capisco che ognuno ha le sue buone ragioni. Ma io capisco anche che non riesco a entrare in una farmacia, in una panetteria, in…
Trovo cartelli davanti ai negozi che recitano: Noi ci occupiamo del tuo cane. Però non trovo la pedana.
Il coronavirus finirà. I disabili rimarranno.
Che fare?

Da L’Espresso del 29.02.2020

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