«Centri estivi, disabili discriminati». E ora i genitori scrivono al ministero

«Centri estivi, disabili discriminati». E ora i genitori scrivono al ministero

Già nelle settimane scorse, a bando aperto da qualche giorno, da diverse famiglie con bambini disabili era stato lanciato l’allarme: «Molti gestori non garantiscono il tempo pieno ai nostri figli e nemmeno un educatore di riferimento in caso di disabilità grave».

Un allarme su cui Palazzo d’Accursio aveva sostanzialmente invitato alla cautela, garantendo però, durante un question time, che ci sarebbe stata la massima vigilanza da parte del Comune. La protesta delle famiglie «Ma siamo ancora fermi a quel punto, non è cambiato assolutamente nulla. E molte famiglie, date le condizioni attuali, devono rinunciare al servizio». Pier Luigi Sforza, presidente del Ceps Trisomia 21, insieme a GRD Bologna, entrambe associazioni che si occupano di bambini e ragazzi con sindrome di Down e dei loro genitori, hanno quindi deciso qualche giorno fa di inviare una lettera al sindaco Matteo Lepore e al suo assessore alla Scuola Daniele Ara, ma anche alla ministra della Disabilità Alessandra Locatelli, così come al presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e alla sua assessora alla Scuola Paola Salomoni.

Una lunga lettera che ha un inizio che racconta già quasi tutto: «Ci duole segnalare l’infelice condizione in cui si trovano diverse famiglie di bambine e bambini con disabilità residenti nel territorio bolognese che, per necessità o volontà, vorrebbero usufruire dei servizi dei centri estivi».

Le associazioni raccontano che alle famiglie con un figlio disabile che nelle ultime settimane hanno reperito informazioni passando «da un contatto, telematico o telefonico, con gli Uffici scuola dei Quartieri», non sono state date garanzie di «un supporto educativo adeguato in termini temporali e/o numerici».  «Disparità per i notri figli» Cosa che, spiegano le associazioni firmatarie, «pregiudica la possibilità di frequenza stessa del servizio».

Se non fosse chiaro, Ceps Trisomia 21 e GRD lo mettono nero su bianco più esplicitamente: «È un fatto che le famiglie, sentendosi dire dai responsabili degli uffici di Quartiere che il supporto educativo non è sempre garantito per il tempo pieno e per la quantità di settimane richieste, siano sostanzialmente e indirettamente costrette a rinunciare al servizio, mancando i presupposti per accogliere in modo inclusivo e sicuro il proprio figlio, oppure a iscrivere comunque il bambino con la certezza, però, che non riuscirà ad essere seguito e integrato come necessita, come merita e come ha diritto. Ossia come tutti gli altri bambini». Le due associazioni non hanno dubbi: «Questa disparità rimanda alla descrizione di ‘discriminazione fondata sulla disabilità’ della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità». Sforza conferma quanto già denunciato qualche settimana fa da numerose famiglie: «La questione delle 6 ore c’è ed è un tema: nessuno lo mette nero su bianco, ma chi ha iscritto i bimbi o ha provato a iscriverli, si è sentito dire che il tempo pieno non è garantito, per una questione di costi: con 126 euro al giorno per bambino disabile non riescono a garantire più ore».

La ricerca di educatori E poi c’è la questione del numero degli educatori: «Ci auguriamo che la nuova modalità di affiancamento di 1 educatore ogni 3 bambini, da valutare però con attenzione in caso di disabilità grave certificata, non significhi creare piccoli gruppi di disabili».

Da Corriere della sera 28 maggio 2023 di Daniela Corneo daniela.corneo@rcs.it

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