«Case impossibili, barriere architettoniche e non, infrazioni impunite e civiltà negata»

«Case impossibili, barriere architettoniche e non, infrazioni impunite e civiltà negata»

In che società stiamo vivendo? L’era digitale ha imbarbarito i comportamenti delle persone, questo è indubbio, non si dà più peso al prossimo in quanto tale, ma come fosse una entità astratta e questo incide soprattutto nella quotidianità, dove sono venuti meno, spesso, educazione e rispetto. Ma la riflessione è molto più profonda, come quella che ha rappresentato un nostro concittadino, che conosciamo bene, come Stefano Fioretti (Part-time ICT specialist and communication manager. Tecnico ICT a prestazioni occasionali.

La sua posizione è presa dall’osservatorio di chi nella vita ha dovuto affrontare vicissitudini particolari, con cui oggi deve convivere.

«In ognuno di noi c’è qualcosa di buono; questo vale anche per comunità, città e qualsiasi altra tipologia di aggregazione sociale. Ci sono poi i guasti. Si tratta di vedere quanto pregi e difetti pesino sui rispettivi piatti della bilancia che determina quanto una persona o un luogo possano essere apprezzabili, empatici, civili e funzionali. Purtroppo, nel caso di Termoli e del Molise, lì dove sono nato e cresciuto pur mantenendo un fortissimo legame con le origini, alcuni difetti hanno un peso drammatico e decisivo nel far pendere quella bilancia dalla parte sbagliata. Tanto per citare: mercato degli alloggi in affitto schizofrenico, esoso e a volte poco umano; barriere architettoniche da matti, scarsa sensibilità in generale, servizi di supporto sociale solo in parte funzionali e sostanziale assenza delle Istituzioni ai vari livelli. Tralascio la sanità, quello è un problema da trattare a parte e forse irrisolvibile. Non lo scopro certo io. Sono un soggetto con disabilità grave per via di due eventi invalidanti che hanno condotto alle porte del decesso e poi ad invalidità 100%, con un minimo di residuale deambulazione (zero ai fini lavorativi, insignificante o quasi per la normale vita), conseguenze cerebrali importanti e condizione accertata come definitiva salvo ipotetici, improbabili e trascurabili miglioramenti.

Abito in un appartamento in pieno centro, raggiungibile tramite una scala con doppio corrimano (caratteristica vitale per me poiché dispongo dell’uso di un solo braccio) di circa 20 gradini piuttosto alti che dopo un lungo intervento a cuore aperto sono per me impraticabili. Ovviamente devo pur uscire, sforzarmi di farlo, anche e soprattutto per aiutare proprio quel cuore mirabilmente riparato in San Giovanni Rotondo a due passi dalla dipartita. Dio benedica la “Casa sollievo della sofferenza”. Da un anno e tre mesi è così e da un anno e tre mesi la ricerca di un piano terra o un intermedio con ascensore, a condizioni non proibitive, è semplicemente vana. Gli alloggi ci sarebbero anche ma… ma fino a giugno, a volte maggio, poi fuori per far posto ai turisti. Sul tema ricordo diversi articoli sulla stampa locale, scritti anche su testimonianze di studenti universitari, per cui musica vecchia e ben conosciuta. Quello che rende il tutto più insopportabile è che la mia disabilità ha disincentivato alcuni proprietari, che alla vista delle mie condizioni sono diventati visibilmente perplessi e hanno fatto in modo di non concludere. Sicché mi domando: “I soldi di un invalido valgono meno?”

Per non dire della richiesta di cauzione di 3 o anche 4 mesi. Tombola.

Poi, vogliono una busta paga. Legittimo, anche se di questi tempi un posto di lavoro è meno sicuro di una indennità di invalidità. Purtroppo. Infatti, da 4 anni e più abito dove sono ora, senza un solo problema con il proprietario che è persona degna e squisita. Non ci sono vie di uscita, pare. Ho esplorato la situazione di altre regioni, in particolare Abruzzo, Marche e Umbria. Ci sono appartamenti disponibili a volontà, i prezzi sono molto più equilibrati e la cauzione è sempre di mesi due, salvo rarità. Tanto per dire, a parità di superfici, ubicazione e servizi ciò che qui costa 450-500 euro si può avere a 350 in media, quel che qui va tra i 600 ed i 700 a non più di 450-500.

Per questo mi sto arrendendo, pronto a risolvere andando altrove, con tutto ciò che la mia condizione comporta e richiede. Nonostante tutto eviterei di farlo ma pazienza, questo è. Questa mia esperienza personale si inserisce nella narrazione di un territorio offeso anche da altre mancanze: un tessuto sociale-civico sprovvisto di una serie di sensibilità in verità fondamentali; un contrasto al randagismo e la cura delle specie animali che sono benefiche per noi esseri umani, cosa di cui sono diretto testimone; una vera capacità di convivenza e vicinato rispettosa delle basilari regole di buona educazione e rispetto delle privacy. Ancora: il traffico è indisciplinato, allergico alle strisce pedonali e ai parcheggi rispettosi delle norme con la crescente pericolosità dei conduttori di mezzi a due ruote lungo il Corso Nazionale, con irruzioni nei vicoli a velocità del tutto esagerate. Ecco, quest’ultimo punto fa cascare il già claudicante asino. Avrei evitato l’invio di questo scritto ma proprio nella serata del primo aprile, dal clima splendido e dall’affollamento tipico del sabato primaverile, per un soffio non sono stato travolto da due scooter, piombati nel vicolo sotto casa mia, passando a pochi centimetri dal cancello a velocità tale che se mi avessero centrato non sarei qui a scrivere.

Nel giro di pochi giorni, fino a “ieri”, sono stato più volte mancato di pochissimo da monopattini e biciclette lanciati a folle velocità in pieno passeggio da ragazzini e anche qualcuno più adulto (avrei detto “maturo”, ma…). Ora, mi rendo conto che un essere umano a deambulazione minima possa creare fastidio alla noiosa normalità del “corso”, ma, così come purtroppo diversi altri, chiedo solo di poter fare due passi, nel mio caso due letteralmente, senza rischiare il grugno e ulteriori punti di menomazione. Immagino non sia una aspirazione esosa ma non si sa mai. Il centro ormai è impraticabile per me che a stento sto in piedi. Tra folla (benedetta), i citati monopattini e biciclette che sfrecciano, scooter che, come detto, attraversano la zona pedonalizzata in modo scriteriato, il passaggio da invalido a defunto è tutto fuorché improbabile. Le Forze dell’ordine che dovrebbero vigilare e, quando dovuto, sanzionare ma per via (probabilmente) di direttive dall’alto sono più impegnate a fare cassa. A proposito di questo, spesso per mancanza di energie psico-fisiche devo muovermi in carrozzina ma i parcheggi scriteriati che non lasciano spazio tra auto e muro, ovviamente in pieno divieto, impongono almeno un bell’elicottero, oppure più simpaticamente una catapulta. Piazza Sant’Antonio irraggiungibile.

Eppure, abito a poche decine di metri. Per chiudere, oltre a sottolineare nuovamente l’importanza della cura per gli animali abbandonati o randagi, vorrei regalare una nota di “costume e società” che solo 4-5 anni fa non avrei immaginato di scrivere, proprio io che votavo a destra ed ero anche talvolta troppo acceso, per così dire. Da qualche anno ho abbandonato quella coalizione, dopo troppe dimostrazioni di pochezza. Ebbene, nella disabilità sapete quali persone si mostrano più volte gentili e generose con me, congesti del tipo liberare un posto a sedere o raccogliere il bastone caduto? Sette su dieci, migranti, di qualsiasi colore, individui messi ancor peggio di me. Una lezione clamorosa. Il Molise, che esiste eccome; Termoli: per questi luoghi non sarebbe male fare dei passi avanti. Non per me.

Per “i posteri”. Tutto qui, auguri a tutti per una Domenica delle Palme serena e felice. Domenica, 2 aprile 2023, è anche la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Poniamo attenzione alle diversità ed alle disabilità».

Da Termoli Online del 2 aprile 2023

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