Barriere architettoniche, l’indifferenza dei cittadini nel ventunesimo secolo

Barriere architettoniche, l’indifferenza dei cittadini nel ventunesimo secolo

Non solo la non considerazione dei governanti politici, ma anche l’inciviltà e l’indifferenza dei cittadini contribuiscono a rendere invivibile la Capitale per un disabile, anzi, direi per ogni persona civile

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L’accessibilità della città di Roma è un problema lontano dall’essere risolto. È legato alle barriere architettoniche ma non solo. Buche, trasporti, parcheggi per disabili occupati e una pulizia indecorosa costringono allo slalom chi vive sulla sedia a rotelle o un non vedente.

È un problema di attenzione da parte dell’amministrazione ma anche di educazione civica. Sì, perché nel ventunesimo secolo la mancanza di rispetto delle regole della vita civile in Italia è comune materia di discussione.

Girando per la città tante sono le barriere architettoniche che impediscono a chi vive una disabilità di poter condurre una normale vita sociale. Eppure i disabili hanno pari diritti di tutte le persone normodotate. Diritti sacrosanti che vengono sanciti sia dalla Costituzione sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

L’ articolo 3 della Costituzione italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

L’articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dice: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

Infine, nell‘articolo 26 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea è scritto: “L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità”.

Per legge, tutti gli esercizi aperti al pubblico dovrebbero essere a norma abbattimento barriere architettoniche, soprattutto quelli aperti da poco. Per non parlare poi degli uffici pubblici e degli ambulatori medici.

Da Romait 21 luglio 2020

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