Barriere architettoniche, la giovane in carrozzina che ha fermato il traffico per protesta: “Ho diritto alla mobilità”

Barriere architettoniche, la giovane in carrozzina che ha fermato il traffico per protesta: “Ho diritto alla mobilità”

Denunciata dall’Atac per interruzione di pubblico servizio, Concetta rivendica il gesto: “Mi assumo la responsabilità di aver bloccato l’ennesimo tram vecchio di decenni e non accessibile ancora in circolo a Roma ma Atac dovrebbe chiedermi scusa per 12 anni interi, per tutte le volte che sono rimasta a terra”

Concetta ha 33 anni e vive a Roma da 12 anni. Il 13 gennaio dopo il terzo tram consecutivo che transitava da piazza Maggiore non accessibile per lei che è una ragazza con disabilità e in quanto tale si sposta con la carrozzina, si è messa davanti ai binari e ha interrotto per circa mezz’ora la corsa del mezzo. Qualche giorno dopo questa sua azione di protesta ha ricevuto una denuncia dell’Atac per interruzione di pubblico servizio. “Oltre al danno arrecatomi per i continui ritardi a cui sono sottoposta, con un persistente impedimento al mio giusto diritto alla mobilità, ho subito pure la beffa”, ha commentato a ilfattoquotidiano.it.

Concetta ha l’Atrofia muscolare spinale (SMA) e, tra le varie cose, tre volte a settimana si reca a Tor Vergata dove frequenta un corso organizzato dalla Regione Lazio. Come ogni lunedì mattina da ottobre, all’ennesimo tram che passava con tre scalini all’entrata che le impedivano l’utilizzo del mezzo, ha deciso di bloccare la corsa del numero 5 per protesta contro gli innumerevoli disservizi. Pochi giorni dopo le è stata notificata la denuncia.

“Non vedo riconosciuta la mia libertà di movimento. Il problema è che prima di riuscire a salire con la mia carrozzina su un tram a volte devo aspettare il triplo del tempo se non di più rispetto a tutti gli altri passeggeri”, dice la ragazza. “Il 13 gennaio è successo proprio questo, al terzo tram non accessibile l’ho bloccato presa dall’esasperazione perché non potevo più accettare di farli andare via tranquillamente e io ancora una volta a terra ad aspettare”.

Con quel gesto Concetta ha quindi voluto rivendicare di avere gli stessi diritti degli altri. “Il mio tempo ha un valore prezioso come quello di tutti del resto. La mia giornata non è composta da 72 ore. Vorrei evidenziare – aggiunge – che i mezzi dell’Atac fanno ritardi continui e ci sono tanti reclami che provano questo stato di evidente disagio diffuso”. Cosa farai adesso? “Io mi assumo la responsabilità di aver bloccato l’ennesimo tram vecchio di decenni e non accessibile ancora in circolo a Roma ma Atac dovrebbe chiedermi scusa per 12 anni interi, per tutte le volte che sono rimasta a terra, per tutte le volte che me ne sono tornata a casa senza arrivare mai alla meta che mi ero prefissata. Questa situazione, che come me vivono anche tantissime altre persone con disabilità, è una vergogna e bisogna prendere provvedimenti con una certa urgenza. Non possiamo andare avanti così”.

Continui a prendere i mezzi pubblici dopo l’accaduto? “Si certo – risponde Concetta – per esempio anche oggi (30 gennaio, ndr) ne sono passati 5 prima di vederne uno con un solo scalino perché voglio specificare: io non aspetto quello con la pedana perché tram con pedana non ce ne sono, aspetto quello col male minore ovvero un solo gradino”. Pensi di procedere per vie legali contro la decisione di Atac? “Si, adesso ci penserà il mio avvocato”, termina la ragazza.

Da Il Fatto Quotidiano-3 ore fa

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