BARRIERE ARCHITETTONICHE E DISABILITÀ: Un concetto universale

BARRIERE ARCHITETTONICHE E DISABILITÀ: Un concetto universale

Oggi la tematica della disabilità sta assumendo un ruolo sempre più centrale e perciò è stata inclusa in vari obiettivi e come questione trasversale dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile, un programma d’azione sottoscritto da 193 paesi membri dell’ONU. Tale prospettiva fa comprendere che la disabilità è universale, ed è, infatti, importante utilizzare questo termine con un’accezione ampia, in quanto il disabile non è solo il soggetto con una qualche minorazione fisica o psichica, ma lo è anche chi si trova in una condizione di temporanea invalidità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce la disabilità come una questione di salute pubblica globale, ma anche un tema di diritti umani poiché tali soggetti sono spesso sottoposti a molteplici violazioni dei loro diritti. L’OMS ha dichiarato che il 15% della popolazione mondiale soffre di disabilità, solo nel Mediterraneo Orientale sono presenti più di 100 milioni di persone disabili, e questa tendenza è destinata a crescere a causa dell’invecchiamento della popolazione.

A tale proposito è interessante citare il caso dell’Oman in cui, nel Rapporto dell’OMS, dal 2018 si nota un continuo accrescimento delle malattie non trasmissibili associabili a livelli medio-alti di disabilità. Questo è imputabile al miglioramento dell’assistenza sanitaria e all’aumento dell’aspettativa di vita. I risultati raccolti, fino ad ora, saranno utili per indirizzare gli investimenti futuri necessari che comprendono: fornitura di servizi di riabilitazione e la riduzione delle barriere architettoniche come trasporti dedicati, occupazione e politiche sanitarie accessibili.

Allo stesso tempo, risulta essere particolarmente interessante il caso dell’Iran. Seyed Mohammad Mousavi, imprenditore nel campo della disabilità, attraverso l’associazione Tavana Disabled Association, ha dimostrato che le persone disabili possono essere un’ottima risorsa umana a livello lavorativo, formandoli e impiegandoli in diversi settori. In particolare, è stato posto l’accento sull’importanza di creare posti di lavoro per i giovani disabili capaci; invece di usufruire di macchine automatizzate nell’attuale situazione di disoccupazione. Tutto questo è stato possibile anche grazie all’azienda Firooz Health Group, che nel 1974 è stata il primo produttore di prodotti per la salute dei bambini in Medio Oriente, oggi risulta essere la più grande impresa di prodotti per la salute nel paese. Al momento la fabbrica impiega circa mille persone di cui la metà sono disabili. L’obiettivo dell’azienda è di essere un modello perfetto per creare occupazione per i disabili.

E in Italia? A che punto siamo? Diciamo che, ancora oggi, non è un paese a misura di disabile. Fra le recenti iniziative spicca il Fiabaday, organizzata da FIABA, una onlus che si adopera per l’abbattimento delle barriere, non solo architettoniche, ma anche fisiche, culturali, psicologiche e sensoriali per garantire pari opportunità.

Proprio in occasione della XVIII edizione del Fiabaday, dello scorso 4 ottobre (realizzato in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei ministri), la campagna di sensibilizzazione dal titolo “Per me il lockdown non è finito” ha evidenziato che per molte persone, con mobilità ridotta e disabilità, la fine del lockdown non ha comportato il ritorno alla normalità. Si, perché la normalità, per queste categorie, è caratterizzata da barriere architettoniche domestiche e sociali, insomma una situazione di emergenza che solo per alcuni di noi è stata vissuta per un lasso di tempo definito.

Fra i risultati significativi emersi nel corso dei dibattiti figura la dedizione del Ministero degli Affari Regionali che ha rinnovato la sua responsabilità per la causa, impegnandosi affinché il Superbonus edilizio possa essere utilizzato per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Una riflessione sorge spontanea: in un mondo globalizzato in cui le informazioni possono veicolare rapidamente, è di vitale importanza incrementare le collaborazioni virtuose, che possano creare un fronte unito. La questione “disabilità” non conosce sesso, religione o condizione politica e proprio per questo motivo, le informazioni a diversi livelli: globale, internazionale e nazionale sono importanti per lo sviluppo dei piani d’azione politica e per l’allocazione delle risorse. Solo in tal modo questa categoria potrà conoscere un processo di empowerment. Le informazioni sono importanti e ciò è un dato di fatto che deve fungere da monito a tutta la società civile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità

Di Silvia Floris da Dailymuslim.it 13 ottobre 2020

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