Anziani, il 70% delle case è senza ascensore

Anziani, il 70% delle case è senza ascensore

Il dato nel report ‘Sfide della longevità’ presentato a Palazzo d’Accursio. E un pensionato su quattro non ha figli che possano essere d’aiuto.

BOLOGNA. Il 70% dei palazzi in città con almeno quattro piani è sprovvisto di ascensore o di un’altra infrastruttura per evitare di dover fare le scale ogni volta che si entra in casa. Una realtà che si ripercuote su tutta la popolazione ma soprattutto su quella anziana, considerato che circa l’85% vive in appartamenti di proprietà. Succede a Bologna, e la fotografia sulla situazione della folta popolazione anziana è stata scattata dal report ‘Sfide della longevità’ del demografo Gianluigi Bovini, per tanti anni dirigente del settore programmazione del Comune. Il documento – presentato recentemente a Palazzo d’Accursio – prende le mosse dal volume dell’Auser ‘2032: idee per la longevità’ e traccia un solco che indica all’amministrazione degli spazi possibili di intervento. Secondo il report, stilato parlando con 500 persone attraverso incontri e convegni iniziati nel 2017, sono ancora molte la barriere architettoniche presenti nei vecchi palazzi di Bologna. In più, sempre tra gli anziani 1 persona su 4 a Bologna non ha figli. E quindi le criticità aumentano. In un quadro complessivo che è eloquente: nel 2042 in Italia gli anziani potrebbero superare i 19,5 milioni (32,8% del totale). Nel 1982 un italiano su otto era anziano, oggi quasi uno su quattro, nel 2042 uno su tre. In sessanta anni la popolazione anziana potrebbe quindi aumentare di oltre 12 milioni di unità mentre crescono in modo esponenziale le persone più longeve, in età superiore a 84 anni. Nel 1982 erano meno dell’1% della popolazione, nel 2065 potrebbero avvicinarsi addirittura al 10% del totale. Il tema degli ascensori nei condomini della città è seguito da vicino dal Comune, che già con Acer aveva cominciato a confrontarsi su come fare per migliorare l’accessibilità degli anziani nei condomini di edilizia residenziale pubblica. Acer precisa che sono stati già finanziati quattro nuovi impianti di ascensori, tre a Imola e uno a Zola Predosa, mentre a Bologna si è provveduto a una serie di interventi che hanno migliorato l’accessibilità di vari impianti che presentavano problemi. Si è quindi provveduto all’allargamento delle porte di accesso alla cabina che, seppur in un impianto abbastanza nuovo, non avrebbero consentito l’accesso a una persona in carrozzina, e in alcuni casi alla sostituzione della cabina stessa, qualora il vano lo permettesse. Acer specifica anche che «gli edifici dell’area metropolitana non si prestano all’inserimento al loro interno di un impianto di ascensore in quanto le scale non presentano, fra le varie rampe, una distanza tale da poterlo inserire. Tale situazione rende impossibile anche l’installazione di un servoscala. Occorre rammentare che la normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche sugli edifici pubblici, risale al 1989, e prima di allora quasi tutti gli impianti di ascensore non erano delle dimensioni adatte, porta di accesso ed interno della cabina, per il trasporto di una carrozzina per disabili». In ogni caso, Il Comune ha chiesto ad Acer una serie di dati per valutare l’avvio di una campagna conoscitiva delle varie situazioni, e l’azienda ha estratto dai propri data base tutte le informazioni richieste. «Siamo in attesa di conoscere le determinazioni che verranno assunte – precisa l’azienda casa -. Qualora si intendesse procedere all’installazione di un impianto di ascensore prescindendo dai limiti conosciuti, è da tenere presente il fatto che in moltissimi edifici non sarebbe possibile senza togliere una stanza ai vari appartamenti, a ogni piano». Come fare, dunque? «La soluzione migliore – conclude Acer – sarebbe quella di proporre un cambio alloggi alle persone che vengano a trovarsi in una situazione di disabilità, ma quasi sempre questa scelta viene rifiutata per motivi di inserimento nel contesto abitativo, per vicinanza ad affetti e amicizie, o anche solo per legami affettivi con l’abitazione occupata».

di Paolo Rosato da Il Resto del Carlino del 09.12.2019

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