Alla scoperta del Museo Marino Marini a Firenze

Alla scoperta del Museo Marino Marini a Firenze

La città di Firenze offre arte e bellezza ovunque. Oggi andiamo a scoprire il Museo Marino Marini importante artista toscano del secolo scorso. Collocato nell’ex chiesa di San Pancraio di cui ne conserva la struttura, sede di numerosi eventi artistici e culturali, con una interessantissima iniziativa rivolta a persone con disabilità cognitiva e sensoriale.

Struttura

La struttura della chiesa di san pancrazio, di origine medievale, subì forti trasformazioni secondo il mutare del gusto fino a quando, alla metà del XVIII, la chiesa venne completamente trasformata secondo un progetto dell’architetto giuseppe ruggieri.

Dall’ottocento ai giorni nostri: in conseguenza delle tumultuose vicende dell’epoca napoleonica, san pancrazio fu sconsacrata con editto del 20 ottobre 1808. dopo la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni dei conventi, i suoi arredi vennero messi all’asta e dispersi e la chiesa destinata a sede della lotteria imperiale di francia. dopo essere stata sede della pretura, nel 1883 la chiesa di san pancrazio venne destinata a reale manifattura tabacchi; continuarono le trasformazioni e le manomissioni: la navata settecentesca fu tramezzata in più piani per mezzo di un solaio metallico, le cui travature in ferro bullonato si possono osservare anche attualmente.

Nel 1937 la chiesa fu destinata a deposito della caserma che nel frattempo si era installata nell’attiguo convento. tra gli anni sessanta e settanta, dismessa la chiesa dall’amministrazione militare, viene dato inizio al recupero dell’edificio.

Restauro moderno: dal 1982 l’intervento di restauro del complesso di san pancrazio viene a dato agli architetti lorenzo papi e bruno sacchi; per la precisione, i progetti dei due architetti devono innestarsi su un parziale intervento già operativo negli anni precedenti, che aveva visto la demolizione della facciata interna barocca e l’elevazione di due tralicci a sostegno di una nuova copertura del vestibolo. il filo conduttore del restauro, inteso non quale pura esercitazione di recupero astratto, ma di adattamento alla nuova funzionalità museale, ha puntato alla restituzione della leggibilità del monumento, in tutte le sue scansioni, dall’involucro medievale all’orditura interna settecentesca, con le ulteriori sovrastrutture protoindustriali in ferro della fine dell’ottocento. l’intervento ex novo si caratterizza soprattutto nel dipanarsi di un percorso liberissimo – scale e passerelle nettamente individuate per forma e colori dai manufatti antichi – che permette di riconoscere appieno e di interscambiare le memorie di una storia antica e gli eccezionali documenti di una poetica moderna ed attuale, quella di marino marini. l’unico settore dove il progetto odierno ha dovuto intervenire con una reinvenzione radicale è la parete di fondo, corrispondente all’antico coro di cui non rimanevano vestigia alcune.

Restauri

Dall’ottocento ai giorni nostri

la struttura di san pancrazio subì forti trasformazioni secondo il mutare del gusto fino a quando, alla metà del XVIII, la chiesa venne completamente trasformata secondo un progetto dell’architetto giuseppe ruggieri. in conseguenza delle tumultuose vicende dell’epoca napoleonica, san pancrazio fu sconsacrata con editto del 20 ottobre 1808. dopo la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni dei conventi, i suoi arredi vennero messi all’asta e dispersi e la chiesa destinata a sede della lotteria imperiale di francia. dopo essere stata sede della pretura, nel 1883 la chiesa di san pancrazio venne destinata a reale manifattura tabacchi; continuarono le trasformazioni e le manomissioni: la navata settecentesca fu tramezzata in più piani per mezzo di un solaio metallico, le cui travature in ferro bullonato si possono osservare anche attualmente.
nel 1937 la chiesa fu destinata a deposito della caserma che nel frattempo si era installata nell’attiguo convento.
tra gli anni sessanta e settanta, dismessa la chiesa dall’amministrazione militare, viene dato inizio al recupero dell’edificio.

restauro moderno

Dal 1982 l’intervento di restauro del complesso di san pancrazio viene affidato agli architetti lorenzo papi e bruno sacchi; per la precisione, i progetti dei due architetti devono innestarsi su un parziale intervento già operativo negli anni precedenti, che aveva visto la demolizione della facciata interna barocca e l’elevazione di due tralicci a sostegno di una nuova copertura del vestibolo. il filo conduttore del restauro, inteso non quale pura esercitazione di recupero astratto, ma di adattamento alla nuova funzionalità museale, ha puntato alla restituzione della leggibilità del monumento, in tutte le sue scansioni, dall’involucro medievale all’orditura interna settecentesca, con le ulteriori sovrastrutture protoindustriali in ferro della fine dell’ottocento. l’intervento ex novo si caratterizza soprattutto nel dipanarsi di un percorso liberissimo – scale e passerelle nettamente individuate per forma e colori dai manufatti antichi – che permette di riconoscere appieno e di interscambiare le memorie di una storia antica e gli eccezionali documenti di una poetica moderna ed attuale, quella di marino marini. l’unico settore dove il progetto odierno ha dovuto intervenire con una reinvenzione radicale è la parete di fondo, corrispondente all’antico coro di cui non rimanevano vestigia alcune, risolta con una “parete di luce”, una grande vetrata scandita da una intelaiatura la cui geometria astratta ripropone le scansioni di forza dell’edificio antico.

Cappella Rucellai

Dopo la metà del quattrocento, per iniziativa di giovanni di paolo rucellai, esponente eminente di quella famiglia che aveva il patronato sulla cappella maggiore della chiesa, vede la luce, in una cappella laterale di san pancrazio – la prima sul lato verso occidente – una delle “meraviglie” del rinascimento fiorentino, il sacello del santo sepolcro, gioiello dell’architettura realizzato da leon battista alberti. il sacello del sepolcro venne collocato nella prima cappella a sinistra della chiesa, collegato con il vano principale attraverso un elegante triforio formato da due agili colonne corinzie sormontate da una trabeazione del fregio strigilato.

Allestimento museale

Nell’ambiente del museo sono stati concepiti e creati dei “percorsi” finalizzati alla lettura delle opere di marino marini, con particolare attenzione all’esasperata tridimensionalità dell’artista pistoiese. eccezionale, la possibilità di “girare” intorno alla scultura, di rimirarla in prospettive sempre variate di accostamenti non usuali, con proiezioni a diversi livelli, oltre che con diverse angolazioni. il piano terra del museo presenta in declinazione monumentale il poema univoco e coordinato di marino, la metafora del cavaliere come storia di un uomo che smarrisce la fiducia nella ragione e nell’autocontrollo. sempre nell’aula maggiore del museo si è voluto accostare il controcanto delle pomone, opere di dimensioni monumentali secondo un motivo tematico che nella poetica di marino si è spesso intrecciato con quello del cavaliere. il piano intermedio ha in questo complesso museale il valore di una pausa di riflessione, un’isola più intimistica, che pone l’accento su un marino meno epico e polifonico ma, forse anche per questo, più suggestivo e per molti aspetti intrigante. in questa zona del museo sono conservate alcune opere di vario soggetto e una serie di sculture medio-piccole, di cui un piccolo gruppo significativo dell’attività di ritrattista di marino marini. il filo conduttore che lega e guida la presentazione delle opere del piano alto è un concetto tutto particolare di “teatralità”: lo spazio assume di nuovo respiro dilatato e imponente, e in questo contesto, in rapporto anche ai temi, la messa in scena è volutamente accentuata. qui trovano posto le ballerine e i danzatori degli anni cinquanta, che sono l’evoluzione estrema, tra inquietudini sorde e invasamenti panici, del percorso formale di marino marini.

Cripta

Il museo presenta vasti ambienti sotterranei, commissionati e realizzati dalla seconda metà del XIII secolo che manifestano ancora oggi tutta la loro suggestione. questi spazi sono molti articolati e sono utilizzati principalmente per manifestazioni di promozione e valorizzazione: conferenze, proiezioni, performance, esposizioni temporanee. tutto ciò nella più concreta interpretazione che marino marini ebbe sempre della sua arte e cioè che doveva essere occasione di incontri, di vita, di umanità e di arricchimento culturale.

Complesso medioevale

il complesso religioso di san pancrazio, costituito dalla chiesa e dal monastero adiacente, rappresentò per secoli uno dei riferimenti primari della vita popolare fiorentina: accanto si apriva infatti una delle porte di accesso alla città, sovrapposta al primitivo impianto romano. il complesso di san pancrazio era un organismo articolato, sviluppatosi notevolmente tra trecento e quattrocento, per l’infaticabile attività dei monaci e per la generosa disponibilità di alcune famiglie borghesi. le memorie dell’insediamento religioso risalgono probabilmente al IX secolo; l’attuale struttura, imponente nonostante le alterazioni e le rovine portate dal tempo e dalla storia, risale al trecento. agli ultimi decenni del secolo, risalgono le opere fondamentali che dovevano costituire l’“isola” di san pancrazio, cuore di un rione cittadino fortemente caratterizzato. si innalzò allora la grande aula, coperta con capriate a vista, terminante con un coro e in un transetto dotato di cappelle; lo scheletro perimetrale dell’attuale museo è in gran parte ancora l’edificio tardomedievale, il cui residuo a vista di maggior spicco è il vano dell’antica sagrestia, in fondo ad est, l’unico che ha conservato la volta a crociera costolonata.

Accessibilità.

Aprire il museo, renderlo accessibile a tutti, anche alle persone che vivono con l’Alzheimer, significa che l’arte – grazie al suo potere comunicativo ed emozionale – può aiutare a superare le difficoltà di relazione determinate dalla malattia. Proporre attività emozionanti e stimolanti, adeguate ai desideri e alle capacità di persone con decadimento cognitivo, ci consente di conoscere il loro mondo interiore e favorisce la relazione tra i partecipanti: perché, affrontando la sfida della malattia, possano continuare a vivere una vita intensa e significativa, integrati nella vita sociale e culturale della comunità.
Il progetto, avviato nel 2012, ha sviluppato anche azioni di disseminazione attraverso diversi corsi di formazione per educatori museali e operatori geriatrici, finanziati dalla Regione Toscana, affinché programmi come questo non fossero solo iniziativa di alcuni musei volenterosi, ma una proposta dell’intero sistema museale regionale.
Proponiamo anche percorsi dedicati a familiari e carer professionali, per sperimentare efficaci modalità di comunicazione con le persone con Alzheimer a partire dall’incontro con l’arte.
L’arte tra le mani ha riscosso attenzione a livello internazionale: è stato presentato al MoMa di New York (Outreach Refinery, marzo 2014), alla Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze (II convegno internazionale “A più voci”, novembre 2014 e workshop convegno “L’arte accessibile”, novembre 2016), alla Kunsthaus di Zurigo (Symposium, febbraio 2015), a L’Aja (Long Live Arts, maggio 2015), alla summer school dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (Pistoia, giugno 2015), al convegno MA&A (Firenze, marzo 2016 e maggio 2017), al 16° congresso AIP (Firenze, aprile 2016) e alla conferenza internazionale the Creative Age: global perspectives on creativity and aging (Washington DC, settembre 2016).
Da settembre 2015 ad agosto 2017 il Museo Marino Marini ha sviluppato in qualità di capofila il progetto europeo MA&A. Museums Art and Alzheimer’s con i fondi Erasmus+.

Testi a cura del sito ufficiale del Museo Marino Marini.

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