Un disabile protagonista di una sit-com da ridere, quale produttore avrà il coraggio di realizzarla?

Un disabile protagonista di una sit-com da ridere, quale produttore avrà il coraggio di realizzarla?

Michele Sanguine 

Il mondo dello spettacolo parla delle persone diversamente abili ma quasi sempre le lascia ai margini. Questa sarebbe una grande occasione per voltare pagina

Ciao Mattia,

volevo parlarti di un mio progetto per raccontare la disabilità in modo ironico. In questo momento, insieme al mio staff, stiamo per girare una sitcom divertente (che sarà visibile su YouTube) intitolata “Nonno seduto”. Senza prendermi troppo sul serio, mi trasformerò e sarò un nonno completamente rimbambito dall’età, che riesce a vivere grazie all’eredità della moglie. Nella serie abiterò insieme a tre nipoti: Mario e Alfredo, tutti e due disoccupati, e Jessica, “che dovrebbe studiare”; al gruppo si aggiunge la moglie di Mario, un tipino tutto pepe. In questa famiglia svitata vive anche il badante Romeo, che fa di tutto per non lavorare. Ne succederanno di cotte e di crude quando arriverà dall’Ecuador la sorella del badante a portare scompiglio. Siamo alla ricerca di un regista, di un fotografo, parrucchieri e truccatori che possano occuparsi del cast. E io mi sto occupando dei testi. Abbiamo già un videomaker che però è abbastanza impegnato e quindi tutti gli aiuti sono ben accetti.

Michele Sanguine

Nei mesi precedenti vi avevo già parlato di Michele affetto dalla mia stessa patologia, che fa il cantante rap. Come molti artisti, che sono poliedrici, ora ha deciso di cimentarsi in una sitcom dove vuole raccontare in modo ironico situazioni di vita delle persone disabili. L’ironia può aiutare ad affrontare tematiche pesanti in modo più simpatico e può contribuire ad avvicinare le persone alla disabilità. Secondo me, resta più impresso un concetto espresso in modo ironico senza banalizzare, piuttosto che detto con toni seri. Spesso, quando si parla di disabilità, si tende a mostrare gli aspetti più pesanti e le difficoltà che comporta avere una patologia, per esempio nelle pubblicità o nei programmi televisivi c’è questa tendenza a far impietosire le persone e a strappare le lacrime. Ma ci sono anche narrazioni molto ironiche, come per esempio lo spot realizzato da famiglie Sma assieme al noto attore comico Checco Zalone. Il mondo dello spettacolo dovrebbe aprirsi di più alle persone disabili. Sono tanti anni che penso che ci vorrebbero anche programmi televisivi dove si affrontano tematiche legate alla disabilità, magari condotti da persone disabili assieme a noti conduttori televisivi e una sitcom come quella di Michele potrebbe essere inserita all’interno di un programma di questo genere.

Al momento sono solo progetti, che potrebbero anche fallire, ma è giusto avere il desiderio e l’ambizione di provare a realizzarli. In questa lettera Michele, oltre a raccontare la trama della sitcom (che potrebbe ricordare una sorta di Casa Vianello), ha chiesto l’aiuto di un regista e di altre figure che si occupino del cast. Se qualche regista, anche importante, appoggiasse un progetto del genere, aiuterebbe a dare più visibilità al mondo della disabilità. Inoltre il mondo dello spettacolo, a causa del virus, ha subito molti danni e questa potrebbe essere un’occasione concreta per ridare lavoro almeno a qualcuno. Come tutti coloro che intraprendono la strada artistica, ci saranno anche disabili che verrebbero esclusi perché magari non sono abbastanza bravi.

Del resto gli ambiti artistici risultano per tutti molto selettivi e pochi riescono a farsi strada, l’importante è che una persona disabile non sia esclusa a priori a causa di barriere mentali o anche semplicemente architettoniche. Quando mi capita di guardare programmi televisivi, mi accorgo che gli studi presentano numerose barriere architettoniche: ad esempio all’interno del set di quiz televisivi ci sono scale e forse solo la platea è agibile al pubblico disabile, ma non la zona dei concorrenti. La nostra presenza nel mondo dello spettacolo aiuterebbe a favorire una maggiore integrazione delle persone disabili nella società. Non fermatevi solo di fronte alle nostre difficoltà, ma valutate anche le nostre capacità.

Mattia Abbate, l’autore di questa rubrica, è affetto da distrofia muscolare di Duchenne. “Questo spazio – dice – è nato per aiutare chi convive con difficoltà di vario genere ad affrontarle e offre alle persone sane un punto di vista diverso sulla realtà che le circonda”. Segnalate un problema o raccontate una storia positiva di disabilità all’indirizzo e-mail
postacelere.mi@repubblica.it

Da La Repubblica 26/12/2020 di Mattia Abbate

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