Barriere architettoniche in Città: abbattiamole… con fantasia

Barriere architettoniche in Città: abbattiamole… con fantasia

L’argomento delle barriere architettoniche è uno di quegli argomenti su cui tutti credono di avere le idee chiare e puntualmente scoprono che così non è. Di fatto solo chi si scontra con esse sa davvero di cosa parliamo e sa benissimo che grande problema esse siano. Se non i ha una carrozzina tutto di sembra a norma…ma se si è in qualche modo impediti si scopre che si è circondati da barriere architettoniche.

Ma partiamo dal principio: che cosa sono le barriere architettoniche? Di fatto sono ostacoli fisici che creano disagio alla mobilità di chiunque ed, in particolare di coloro che hanno capacità motorie ridotte o impedite, in forma temporanea o permanente; sono ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di attrezzature e componenti; coincidono con la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. Mi permetto una nota storica e scrivo che la definizione ci viene fornita dal DM 236/89, che pone subito l’accento su un punto fondamentale: le barriere architettoniche sono un campo molto ampio che comprende qualunque tipo di struttura, ostacolo, segnale che crei un impedimento e renda inagibile o difficilmente fruibile un luogo o un servizio.

Soffermiamoci però sulle rampe…siete pronti per stupirvi? Allora chiudete gli occhi e cominciate ad immaginare delle rampe, degli scivoli tutti colorati e composti da Lego. Sì, proprio i Lego, avete letto bene. Avete presente quei piccoli pezzi che composti creano grandi cose? Quei mattoncini Lego che hanno fatto parte dell’infanzia di tanti di noi: case, navicelle spaziali, barche, galeoni, sono solo alcune delle opere che abbiamo costruito con la fantasia e con i mattoncini. Amati dai bambini e dagli adulti, sono ancora oggi tra i giochi più richiesti. E’ sulla scorta di questo, proprio pensare ad un Lego sull’altro e alle opere che possono essere realizzate, che a Würzburg, in Germania, un’associazione per i diritti dei disabili, la WüSL, sta raccogliendo mattoncini usati per realizzare rampe d’accesso a marciapiedi e negozi. L’idea non solo sarà utile alle persone con difficoltà motorie ma regalerà anche un tocco di colore ad alcuni punti grigi della città. Inoltre è una iniziativa del tutto green, visto che vengono utilizzati materiali che sarebbero diventati rifiuti.

L’idea della WuSL non è però del tutto originale: l’intuizione, infatti, dell’impiego dei mattoncini per la realizzazione di rampe e scivoli, è di Rita Ebel, una signora tedesca di 64 anni, che utilizza la sedia a rotelle da quando ne aveva 25. La sua storia è quella di tante altre persone: una giovane donna che, a causa di un grave incidente stradale, vede la sua vita stravolgersi completamente. Da quasi 40 anni è la carrozzina che consente a Rita di esplorare il mondo e di vivere la sua quotidianità nel migliore dei modi. Migliore, per quanto possibile, però: troppe le barriere architettoniche e moltissime ancora le situazioni nelle quali la progettazione non tiene conto delle esigenze di tutti e impedisce ai disabili (ma anche agli anziani, alle persone con ridotta mobilità temporanea, ai genitori con passeggini…) di muoversi agevolmente. Problema di Rita e di tutti quelli che sono nelle sue condizioni ed in qualunque luogo nel mondo. Le barriere sono spesso piccole ma comunque insormontabili. Rita allora diventa una disabile geniale, ha l’idea di attuare questa piccola rivoluzione colorata: le prime pedane e scivoli con i mattoncini e tanta, tanta colla industriale, sono sue! Rita ci insegna che volere che è potere, sempre.

A me piacerebbe vedere rampe colorate nel mio Comune, sarebbero occasione per sensibilizzare anche i bimbi in un modo a loro congeniale, il gioco; sarebbero in occasione per sensibilizzare gli adulti in un modo a loro utile, con i colori; sarebbe occasione per sensibilizzare gli enti in un modo a loro congeniale, senza esborso economico.

Da Prima pagina Trapani 21/2/2021 di Maria Elena Bianco

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